LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO III
Del ricorso per cassazione
SEZIONE I
Dei provvedimenti impugnabili e dei ricorsi

Art. 373

Sospensione dell'esecuzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il ricorso per cassazione non sospende la esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione.

II. L'istanza si propone con ricorso al giudice di pace, al tribunale in composizione monocratica o al presidente del collegio, il quale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti rispettivamente dinanzi a sé o al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate al procuratore dell'altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa sia stata in giudizio senza ministero di difensore o non si sia costituita nel giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo stesso decreto, in caso di eccezionale urgenza, può essere disposta provvisoriamente l'immediata sospensione dell'esecuzione.


GIURISPRUDENZA

Sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata in cassazione – Danno grave e irreparabile – Indici di certa irripetibilità delle somme – Difetto di solvibilità dell’accipiens.
In sede di valutazione dei presupposti per la concessione della sospensione dell’esecutività della sentenza ex art. 373 c.p.c., ai fini della ricorrenza del danno grave e irreparabile, sono considerati indici di insolvibilità dell’accipiens e, conseguentemente, di sicura irripetibilità delle somme, la circostanza che la società sia inattiva, che non risulti proprietaria di immobili aggredibili in via esecutiva e che nei precedenti esercizi abbia depositato bilanci in perdita. (Maria Maddalena Giungato) (riproduzione riservata) Appello Roma, 13 Novembre 2019.


Procedimento monitorio – Opposizione – Definizione con sentenza in rito favorevole all’opponente – Inibitoria – Applicazione dell’art. 373 c.p.c.

Procedimento monitorio – Opposizione – Inibitoria – Ammissibilità – Distinzione

Arbitrato – Riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri – Effetti del decreto del Presidente della Corte d’Appello – Mero riconoscimento dell’efficacia del lodo straniero – Immediata esecutività ope legis – Esclusione
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Il criterio dell’interpretazione costituzionalmente orientata impone di ritenere che, anche nelle ipotesi di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo definito in rito in senso sfavorevole all’opponente (nelle quali la sentenza che definisce il processo di opposizione certamente non si sostituisce al decreto ingiuntivo opposto), il potere inibitorio resti pur sempre regolato dagli artt. 373 c.p.c., a nulla rilevando che l’oggetto dell’inibitoria sia costituito anche dal provvedimento opposto, oltre che dalla sentenza che ha definito il giudizio di opposizione.

Questa soluzione è compatibile con l’ipotesi della sentenza di estinzione e di inammissibilità pronunciata in unico grado, ovvero di qualsiasi altra pronuncia che definisce in rito in senso sfavorevole all’impugnante il giudizio di appello: in tal caso, infatti, oggetto dell’inibitoria ex art. 373 c.p.c. sono tanto la sentenza di unico grado, quanto il provvedimento opposto.

Con riferimento alle istanze di sospensione ex artt. 283 o 373 c.p.c. aventi ad oggetto le sentenze rese a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, si deve effettuare un distinguo fra le ipotesi in cui il decreto ingiuntivo che ha dato origine al giudizio di opposizione sia stato munito di clausola di provvisoria esecuzione in sede di emissione (art. 642 c.p.c.) o nel corso del giudizio di opposizione (art. 648 c.p.c) e la diversa ipotesi in cui il decreto, non munito di provvisoria esecutività ab origine o in itinere, abbia acquistato tale natura per effetto del rigetto dell’opposizione.

L’inibitoria deve infatti ritenersi ammissibile solo nel secondo caso, in quanto in tale evenienza la esecutività del decreto dipende strettamente e inscindibilmente dalla esecutività della sentenza reiettiva dell’opposizione.

Occorre stabilire se in virtù del decreto emesso ai sensi dell’art. 839 c.p.c. il lodo straniero sia immediatamente esecutivo, ovvero se, a tal fine, debba attendersi la sentenza di rigetto dell’opposizione (ove proposta) o, in alternativa, l’inutile decorso del termine per proporla: nel qual caso la relativa dichiarazione di esecutività sarà regolata dall’applicazione dell’art. 647 c.p.c. in virtù del rinvio contenuto nell’art. 840 comma 2 c.p.c. agli artt. 645 e ss. c.p.c., in quanto compatibili.

Orbene, in assenza di una espressa previsione normativa e tenuto conto della lettera del comma 4 dell’art. 839 c.p.c. - che si esprime unicamente in termini di efficacia e non anche di esecutività - il decreto emesso dal Presidente della Corte delegato deve intendersi limitato al mero riconoscimento dell’efficacia del lodo straniero (ricorrendone le condizioni) senza tuttavia conferirgli, con tale riconoscimento, l’immediata esecutività ope legis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 07 Ottobre 2019.


Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Fumus fondatezza impugnazione – Irrilevanza

Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Periculum in mora – Requisiti

Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Liquidazione delle spese – Corte di Cassazione
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Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado non si può tener conto della fondatezza o meno del ricorso per cassazione, essendo la valutazione giudiziale limitata al solo riscontro del danno grave e irreparabile conseguenza dell’esecuzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado la ricorrenza del danno grave e irreparabile va verificata all’esito di una valutazione che deve riguardare, sotto il profilo soggettivo, la sussistenza di un’eccezionale sproporzione tra il vantaggio che può ricavare il creditore dall’esecuzione della decisione e il pregiudizio che ne deriva all’altra parte, tale da apparire superiore a quello che di norma consegue all’esecuzione forzata, e, sotto il profilo oggettivo, la ricorrenza di una situazione di pregiudizio irreversibile e insuscettibile di restitutio in integrum nel caso che il provvedimento impugnato venga poi cassato. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La liquidazione delle spese della fase celebrata innanzi alla Corte d’Appello per la sospensione dell’esecuzione del provvedimento di secondo grado impugnata compete alla Corte di Cassazione, attesa la natura provvisoria della pronuncia. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 30 Maggio 2018.


Revoca della sentenza di fallimento – Potere della corte d’appello di sospendere la liquidazione dell’attivo – Finalità – Contemperamento dell’interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all’art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell’integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell’impugnazione, e, dall’altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all’assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell’attività di liquidazione: l’art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l’interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l’esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall’art. 351 del codice di rito (nonché dall’art. 373 c.p.c.), l’art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell’istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 23 Ottobre 2017.


Revoca della sentenza di fallimento - Potere della corte d'appello di sospendere la liquidazione dell'attivo - Finalità - Contemperamento dell'interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all'art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell'integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell'impugnazione, e, dall'altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all'assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell'attività di liquidazione: l'art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l'interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l'esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall'art. 351 del codice di rito (nonché dall'art. 373 c.p.c.), l'art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell'istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 10 Luglio 2017.


Procedimento di sfratto - Sospensione dell'esecuzione - Casi di opposizione di terzo.
La fattispecie di cui all'art. 373 cod.proc.civ subordina la sospensione della sentenza (o dell'ordinanza) alla ricorrenza del grave ed irreparabile danno derivabile dalla sua esecuzione, focalizzando l'attenzione non solo e non tanto sul fumus bonus iuris bensì sulla gravità del pregiudizio che potrebbe derivare alla parte. Il danno grave sussiste quando si realizza un'eccessiva sproporzione tra il pregiudizio di chi subisce l'esecuzione e il beneficio di chi la ottiene nella prospettiva di un possibile annullamento della sentenza; il danno irreparabile, invece, sussiste quando si realizza una situazione di pregiudizio irreversibile e insuscettibile di restitutio in integrum. Il procedimento di sfratto non può essere promosso nei confronti di una parte sub conduttrice, non avendo il “proprietario locatore” un rapporto diretto contrattuale con quest’ultima. Il locatore/firmatario del contratto riveste nel procedimento la qualità di terzo pretermesso; il suo diritto di difesa può essere leso mediante la semplice compressione della facoltà di prendere parte, per difendervisi, al processo in cui si è formato il titolo. Il locatario/firmatario del contratto di locazione, quindi, va considerato terzo legittimato ad impugnare l'ordinanza di convalida di sfratto ai sensi dell'art. 404 comma 1 cod. proc. Civ. (Alessandro Palmigiano) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 19 Settembre 2016.


Contenzioso tributario - Tutela cautelare - Provvedimenti impositivi ed esecutivi dell'Amministrazione finanziaria, confermati da sentenze (tributarie) pronunciate in primo grado e in grado d'appello - Possibilità di sospensione dell'efficacia, nelle more del giudizio per cassazione, qualora dalla loro esecuzione derivi pericolo di grave ed irreparabile danno, con carattere di irreversibilità e non altrimenti evitabile, ad un diritto inviolabile..
Il comma 1 dell’art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992 va interpretato secundum constitutionem, nel senso che esso non impedisce al giudice di sospendere l’esecuzione delle sentenze tributarie d’appello ai sensi dell’art. 373 cod. proc. civ.; pertanto, al ricorso per cassazione avverso una sentenza delle commissioni tributarie regionali si applica la disposizione di cui all’art. 373 cod. proc. civ., comma 1, secondo periodo, giusta la quale il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 13 Febbraio 2014, n. 25.