LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO IV
Dei procedimenti possessori

Art. 703

Domanda di reintegrazione e di manutenzione nel possesso
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le domande di reintegrazione e di manutenzione nel possesso si propongono con ricorso al giudice competente a norma dell'articolo 21.

II. Il giudice provvede ai sensi degli articoli 669-bis e seguenti, in quanto compatibili (1).

III. L'ordinanza che accoglie o respinge la domanda è reclamabile ai sensi dell'articolo 669-terdecies (2).

IV. Se richiesto da una delle parti, entro il termine perentorio di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui al terzo comma, il giudice fissa dinanzi a sé l'udienza per la prosecuzione del giudizio di merito. Si applica l'articolo 669-novies, terzo comma. (2)



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(1) Comma sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1 marzo 2006.
(2) Comma aggiunto, in sede di conversione, dal d.l. n. 35, cit., con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Azioni di reintegrazione e di manutenzione – Posizione possessoria tutelabile contro le attività del compossessore comproprietario – Applicabilità

Posizionamento di canna fumaria su muro perimetrale condominiale – Spoglio o turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio – Servitù negativa – Applicabilità

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva amministratore di condominio – Sussiste

Azioni possessorie a difesa delle parti comuni – Legittimazione attiva dei singoli condomini – Sussiste

Parti comuni di un edificio – Modificazioni allo stato o alla destinazione – Legittimazione all’azione di reintegrazione per la riduzione in pristino
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E’ principio condiviso quello per cui nel godimento della cosa comune è configurabile una posizione possessoria tutelabile con le azioni di reintegrazione ex art. 1168 c.c. e di manutenzione ex art. 1170 c.c. contro le attività del compossessore comproprietario che sopprima il godimento medesimo, ovvero ne turbi o ne renda più gravose le modalità di esercizio.

L’apposizione di una canna fumaria (o di una canna di esalazione) integra uno spoglio o una turbativa nel possesso esercitato da tutti i condomini sulle parti comuni dell’edificio, e corrispondente all’esercizio di servitù negativa reciproca gravante su ciascun condomino sulla cosa comune (muro perimetrale), costituita in forza del regolamento condominiale e pertanto accettata dai singoli condomini in virtù degli atti di acquisto.

L’amministratore di condominio ha la legittimazione ex art. 1130 c.c. comma 1° n. 4) a promuovere azioni possessorie volte alla reintegrazione del possesso di parti comuni del condominio, ciò poiché tale azione si collega il potere dell’amministratore di esercitare gli atti conservativi sui beni di proprietà comune del condominio. Analogo principio vale anche per l’azione di manutenzione.

I condomini di un edificio hanno come l’amministratore loro rappresentante istituzionale, sulle parti comuni dello stabile, il possesso (corpore vel animo) e quindi, hanno diritto ad agire, nel concorso di tutti i requisiti di tale azione per la tutela possessoria in relazione ad atti compiuti da un condominio che interessino la facciata dell’edificio comune.

In caso di condominio negli edifici, la modificazione di una parte comune e della sua destinazione ad opera di taluno dei condomini, sottraendo la cosa alla sua specifica funzione, e  quindi al compossesso di tutti i condomini, legittima gli altri condomini all’espletamento dell’azione di reintegrazione con riduzione della cosa stessa al pristino stato, tal che possa continuare a fornire quale utilitas alla quale era asservita anteriormente alla contestata modificazione, senza che sia necessaria specifica prova del possesso di detta parte, quando essa sia costituita dalla porzione immobiliare in cui l’edificio si articola. (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Dicembre 2019.


Procedimento per la manutenzione del possesso - Condominio - Immissioni odorose moleste e violazione di regolamento di condominio - Applicabilità

Condominio - Procedimento per la manutenzione del possesso - Legittimazione dell’amministratore - Sussiste
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In caso di violazione del regolamento condominiale, che vieti lo svolgimento, nelle unità immobiliari di proprietà esclusiva, di attività comunque rumorose, moleste e maleodoranti, sono esperibili le azioni possessorie anche a difesa del possesso da attentati rapportabili ad immissioni di fumi, vapori ed odori (conf. Cass. 30 maggio 2005, n. 11382; Cass. 10 settembre 1997, n. 8829; Cass. 23 marzo 1996, n. 2604).

Sussiste la legittimazione attiva del Condominio ricorrente all’esercizio dell’azione possessoria di manutenzione, trattandosi di azione volta alla conservazione di un bene comune (cortile) ed al rispetto del regolamento condominiale e, dunque, rientrante nelle attribuzioni dell’amministratore condominiale (art. 1130, nn. 1 e 4, c.c.). (Luca A. E. Ghiringhelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 20 Novembre 2019.


Possesso - Luci e vedute - Luci iure proprietatis - Luci iure servitutis - Diritto del vicino di chiudere le luci - Utilità concreta - Atti di emulazione.
Ai fini della tutela possessoria, occorre distinguere tra luci aperte iure servitutis e luci aperte iure proprietatis, in quanto le prime (iure servitutis) sono tutelabili nei limiti del rispettivo titolo di acquisto, mentre le seconde (iure proprietatis) danno vita a un diritto condizionato, potendo bensì essere chiuse nei modi consentiti dall’art. 904 c.c., ma elevando in appoggio o in aderenza una costruzione che deve apportare una concreta utilità e non abbia invece (come nel caso di specie) un intento meramente emulativo. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 10 Novembre 2018.


Possesso - Azione di manutenzione - Finalità - Contenuto - Poteri del giudice.
La riduzione in pristino, cui è diretta l'azione di manutenzione, può consistere non già nella mera riproduzione della situazione dei luoghi modificata o alterata da una determinata azione lesiva dell'altrui possesso, ma anche nell'esecuzione di un "quid novi", qualora il rifacimento puro e semplice sia inidoneo a realizzare il ripristino stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Agosto 2018, n. 20726.


Processo civile – Azione cautelare possessoria – Esperita dal coniuge assegnatario della casa coniugale contro il coniuge spogliante – Ammissibilità – Reclamo da parte del terzo proprietario dell’immobile – Inammissibilità.
Il principio stabilito da Cass. 21/3/2013, n.7241, secondo il quale “la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio”, deve essere a maggior ragione applicato fra coniugi, rispetto a ciascuno dei quali – pur se non proprietario – può sicuramente ricostruirsi una posizione di compossesso del bene.
Venuta meno la vita coniugale con la separazione, se vi sono figli minori o non autosufficienti, in mancanza di accordo è il giudice della separazione, pur non innovando il titolo di godimento o i diritti reali delle parti, a concentrare la situazione possessoria in capo al coniuge in favore del quale venga disposta l’assegnazione della casa familiare.
In questa sede non è opponibile al possessore il vieto brocardo feci, sed jure feci. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 13 Luglio 2016.


Lesione del possesso - Interramento di condutture di collegamento alla rete del gas metano attraverso il fondo altrui - Azione di manutenzione del possesso

Lesione del possesso - Interramento di condutture di collegamento alla rete del gas metano attraverso il fondo altrui - Legittimazione passiva dell’azienda del gas
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E' noto come, secondo principi, la differenza tra lo spoglio e la molestia del possesso vada individuata in relazione alla natura dell’aggressione rivolta all’altrui situazione possessoria, nel senso che lo spoglio incide direttamente sulla res oggetto del potere di fatto, sottraendone la disponibilità, mentre la molestia si rivolge contro l’attività di godimento del possessore, disturbandone il pacifico esercizio ovvero rendendolo disagevole e scomodo. Sotto questo profilo, pertanto, l’interramento di tubazioni di raccordo tra la linea privata e la rete di distribuzione del metano effettuato senza il consenso del proprietario del fondo attraversato dalle condutture è comportamento che, astrattamente considerato, deve essere inteso non come spoglio del possesso ma come molestia allo stesso, ossia quale atto idoneo a rendere il possesso più difficoltoso senza incidere sulla consistenza della cosa, in quanto non può certo ritenersi che la presenza di una condotta del metano privi il proprietario del terreno della disponibilità del sottosuolo ove la stessa è stata collocata, determinando, piuttosto, potenziali limitazioni all’utilizzo e al godimento del medesimo. (Piero Tandura) (riproduzione riservata)

Con riferimento all’interramento di tubazioni di raccordo tra la linea privata e la rete di distribuzione del metano effettuato senza il consenso del proprietario del fondo attraversato dalle condutture, la legittimazione passiva e la titolarità passiva dell’obbligo di manutenzione del possesso non sussiste solo in capo al privato nel cui interesse è stata eseguita l’opera di collegamento, ma anche nei confronti dell’azienda del gas quale autore materiale dell’illecito possessorio, ossia quale esecutore delle opere su incarico del privato. In tal senso, l’eventuale dichiarazione rilasciata - anche in forma di “liberatoria” - dal privato circa la non lesione di diritti di terzi non esonera l’azienda del gas dalla consapevolezza, sulla base di elementari e doverose indagini e di indubbie risultanze documentali (che secondo un giudizio di esperienza e verosimiglianza, devono ritenersi esaminate dalla stessa società), circa l’appartenenza a terzi del bene interessato dai lavori di scavo e interramento della condotta. (Piero Tandura) (riproduzione riservata)
Tribunale Belluno, 04 Settembre 2013.


Reintegrazione possesso - Azione che comporta la demolizione del bene - Litisconsorzio necessario tra i comproprietari - Necessità..
Qualora gli autori materiali e/o morali dello spoglio siano più di uno, l’azione di reintegrazione può proporsi di regola nei loro confronti congiuntamente o separatamente, in quanto nel giudizio possessorio non ricorre tendenzialmente l’esigenza del litisconsorzio necessario, il quale ha la funzione di assicurare la partecipazione al processo di tutti i titolari degli interessi in contrasto. Tuttavia, legittimati passivi all’azione di spoglio sono anche i comproprietari e/o compossessori che per effetto della demolizione del bene subirebbero gli effetti della condanna. In questo caso, nel giudizio possessorio, il litisconsorzio necessario tra gli anzidetti soggetti si impone qualora la reintegrazione del possesso comporti la necessità del ripristino dello stato dei luoghi mediante la demolizione di un’opera di proprietà o nel possesso di più persone. In tale ipotesi, infatti, la sentenza resa nei confronti di alcuno e non anche degli altri comproprietari e/o compossessori dell’opera sarebbe inutiliter data, giacché la demolizione della cosa pregiudizievole incide sulla sua stessa esistenza e necessariamente quindi sulla proprietà o sul possesso di tutti coloro che sono partecipi di tali signorie di fatto o di diritto sul bene, non essendo configurabile una demolizione limitatamente alla quota indivisa del comproprietario o del compossessore convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 23 Aprile 2013.


Procedimenti possessori - Domanda di reintegra o di manutenzione nel possesso - Giudizio unico a struttura bifasica - Merito possessorio - Pronuncia sulle spese..
La modifica normativa del 2006 non ha inciso sull'unicità o sulla struttura bifasica del procedimento possessorio legato all'originario ricorso e il «nuovo» procedimento di reintegra o di manutenzione è ancora un giudizio unico a struttura bifasica nel quale, il c.d. «merito possessorio» prima necessario è ora divenuto soltanto eventuale. Pertanto la pronuncia sulle spese di lite contenuta nell'ordinanza è corretta sia in ipotesi di accoglimento che di rigetto in conseguenza dell'applicazione del generale principio di cui all'art. 91 c.p.c., in ragione del richiamo di cui all'art. 703, comma, c.c. 2 c.p.c. (La vicenda oggetto della pronuncia in esame trae origine da un ricorso per reintegra ai sensi dell'art. 1168 c.c. depositato in data 17.2.09 e dall'ordinanza di rigetto del 12.3-24.4.2009 con la quale il Tribunale ha definito la fase sommaria condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite e non fissando l'udienza per la prosecuzione del giudizio di c.d. «merito possessorio». Ordinanza avverso la quale il ricorrente soccombente ha proposto opposizione ex art. 645 c.p.c.). (Gabriele Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Tricase, 04 Ottobre 2012.


Procedimento possessorio – Reclamo – Necessaria proposizione nei confronti di tutte le parti – Sussistenza – Integrazione del contraddittorio in sede di reclamo – Inammissibilità..
In caso di provvedimento possessorio ottenuto a beneficio di più parti, è inammissibile il reclamo cautelare notificato ad un parte soltanto, non essendo consentita l’integrazione del contraddittorio nella fase di reclamo. (edc) Tribunale Torino, 11 Giugno 2008, n. 0.


Procedimenti possessori – Istanza per la prosecuzione del giudizio di merito – Richiesta contenuta nel ricorso – Insufficienza..
In tema di procedimenti possessori, la richiesta della parte ex art. 703 cod. proc. civ. di fissazione dell’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito deve essere proposta con apposita istanza depositata in cancelleria nel termine previsto dalla citata norma, non essendo sufficiente a tal fine l’istanza contenuta nel ricorso. (fb) Tribunale Torino, 11 Giugno 2008, n. 0.


Procedimenti possessori – Principio della soccombenza – Pronuncia sulle spese del procedimento possessorio – Necessità..
Nel silenzio dell’art. 703 c.p.c. ed in considerazione del fatto che nessuna delle parti potrebbe presentare l’istanza per la prosecuzione del giudizio di merito, si deve ritenere applicabile anche al processo possessorio il generale principio della soccombenza, sicché al termine del giudizio cautelare è necessaria la pronuncia sulle spese del procedimento medesimo. (fb) Tribunale Torino, 11 Giugno 2008, n. 0.


Reintegrazione del possesso – Azione di spoglio a mezzo ufficiale giudiziario – Presupposti – Inefficacia del titolo – Dolosa provocazione dell’intervento dell’ufficiale giudiziario..
Perché ricorra lo spoglio a mezzo dell’ufficiale giudiziario sono necessarie due condizioni: i) che il titolo, in forza del quale si procede, non abbia efficacia contro il possessore e ii) che l’intervento dell’ufficiale giudiziario sia stato dolosamente provocato da colui che ha richiesto l’esecuzione, vale a dire che l’istante, conscio dell’arbitrarietà della sua richiesta, abbia in malafede sollecitato l’intervento dell’ufficiale giudiziario. Stante la presunzione di legittimità che assiste l’attività dell’ufficiale giudiziario quale organo del pubblico potere, l’onere della prova dell’arbitrarietà della condotta incombe su colui che invoca la tutela possessoria. (edc) Tribunale Torino, 21 Aprile 2008, n. 0.


Procedimento possessorio – Principio della soccombenza – Applicabilità..
Nel silenzio sul punto dell’art. 703 cod. proc. civ., è applicabile anche al processo possessorio il generale principio della soccombenza di cui all’art. 91 cod. proc. civ., sicché al culmine della fase interdittale si impone altresì la pronuncia sulle spese del procedimento possessorio. (edc) Tribunale Torino, 21 Aprile 2008, n. 0.


Procedimento cautelare possessorio – Istanza per la prosecuzione del giudizio di merito – Presentazione di autonoma richiesta distinta dal ricorso – Necessità..
La richiesta della parte di fissazione dell’udienza per la prosecuzione del giudizio di merito dev’essere proposta con apposita istanza depositata in Cancelleria entro il termine di sessanta giorni decorrente dalla comunicazione del provvedimento che ha deciso sul reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui all’art. 703, 3° comma, cod. proc. civ., non essendo a tal fine sufficiente l’istanza contenuta nel ricorso. (edc) Tribunale Torino, 21 Aprile 2008, n. 0.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunale   fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere (dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Febbraio 2004.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Decorrenza del termine per la proposizione - Dalla comunicazione del provvedimento da parte del cancelliere - Invio di copia del provvedimento da parte del curatore - Equipollenza - Esclusione.
Ai fini del decorso del termine di dieci giorni per proporre reclamo al Tribunal e fallimentare avverso i provvedimenti del giudice delegato, la conoscenza del provvedimento reclamato conseguita dalla parte a seguito di invio di copia di detto provvedimento da parte del curatore non può considerarsi equipollente alla comunicazione eseguita dal cancelliere, atteso che l'attribuzione al curatore fallimentare di un potere di comunicazione in ordine a specifici atti non implica l'esistenza, in capo allo stesso curatore, di un generale potere di comunicazione e che siffatto potere è invece previsto per il cancelliere dagli artt. 136 cod. proc. civ. e 45 disp. att. cod. proc. civ., direttamente applicabili alla fattispecie, trattandosi di comunicazione da effettuarsi nell'ambito di una procedura regolata dagli art. 703 e segg. cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1999, n. 396.