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Il Caso.it, Sez. Articoli e Saggi - Data pubblicazione 10/01/2023 Scarica PDF

Le nuove povertà in Italia, il debt advice (consulenza al debitore) ed il ruolo delle fondazioni antiusura

Alberto Valcarenghi, Dottore Commercialista in Crema


Con l’aumento dell’inflazione, dei prezzi delle materie prime, del gas, dell’energia, dei canoni di locazione, dei tassi di interesse e delle rate dei mutui in essere, la capacità di spesa delle famiglie italiane tenderà a diminuire nei prossimi mesi e questo potrebbe comportare un ulteriore aumento dell’indebitamento al consumo.

Nel presente articolo, vengono forniti dei dati sulle nuove povertà in Italia, viene analizzato il DEBT ADVICE (consulenza al debitore),ritenuto di fondamentale importanza dalla Comunità Europea per tutelare i consumatori indebitati, ed infine viene illustrata l’attività svolta in Italia dalle Fondazioni Antiusura ed il ruolo che potrebbero avere in un prossimo futuro.

A fini statistici, è necessario specificare la definizione di “Povertà assoluta” e di “Povertà relativa”; inoltre risulta utile illustrare l’analisi Eu Silc (raccolta dati statistici sulla povertà e l’esclusione - sui redditi e le condizioni di vita).

La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile, per consumi, pari o inferiore a tale valore monetario.

La povertà relativa è un parametro statistico che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, riferita a persone o ad aree geografiche, in rapporto al livello economico medio di vita dell'ambiente o della nazione.

Il sistema statistico Eu-Silc (Statistics on Income and Living Conditions), deliberato con Regolamento del Parlamento Europeo n. 1177/2003 e dal 2021 (EU) 2019/1700, costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti periodici dell’Unione Europea sulla situazione sociale e sulla diffusione della povertà nei paesi membri. Gli indicatori previsti dal Regolamento sono incentrati sul reddito e l’esclusione sociale, in un approccio multidimensionale al problema della povertà e con una particolare attenzione agli aspetti di deprivazione materiale. Viene qui sintetizzata l’indagine Eu-Silc pubblicata il 10 ottobre 2022, relativa agli anni 2021-2020.

Nel 2021, il 20,1% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800 mila individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 10.519 euro). A livello nazionale, la quota rimane sostanzialmente stabile rispetto ai due anni precedenti (20% e 20,1% rispettivamente nel 2020 e nel 2019), mentre si osserva un certo miglioramento nel Mezzogiorno e al Centro e un aumento del rischio di povertà nelle ripartizioni del Nord. Il 5,6% della popolazione (circa 3 milioni e 300 mila individui) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, ossia presenta almeno quattro dei nove segnali di deprivazione individuati dall’indicatore Europa 2020; un valore che risulta più basso rispetto a quello dei due anni precedenti (5,9% nel 2020 e 7,4% nel 2019). Inoltre, l’11,7% degli individui vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo, percentuale in aumento rispetto all’11% dell’anno precedente e al 10% del 2019. La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito), ovvero la quota di individui che si trova in almeno una delle suddette tre condizioni (riferite a reddito, deprivazione e intensità di lavoro), è pari al 25,4% (circa 14 milioni 983 mila persone), sostanzialmente stabile rispetto al 2020 (25,3%) e al 2019 (25,6%). Questo andamento sintetizza, nel triennio considerato, il peggioramento dell’indicatore di bassa intensità lavorativa, il miglioramento di quello di grave deprivazione materiale e la sostanziale stabilità dell’indicatore del rischio di povertà nei tre anni.

Nel 2021, l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale continua a essere più elevata tra gli individui che vivono in famiglie con cinque o più componenti e risulta in aumento rispetto al biennio precedente (38,1% contro 36,2% del 2020 e 34,3% del 2019). Più nel dettaglio, il rischio di povertà o esclusione sociale è maggiore tra gli individui delle famiglie con tre o più figli (41,1% rispetto al 39,7% nel 2020 e 34,7% del 2019), tra le persone sole (30,6%, come nel 2019, e in riduzione dal 31,6% del 2020), soprattutto tra quelle che hanno meno di 65 anni (34,6% contro 34,4% nel 2020 e 32,4% nel 2019), e nelle famiglie monogenitore (33,1% rispetto al 32,2% del 2020 e al 34,5% del 2019). Il rischio di povertà o esclusione sociale si attenua per le altre tipologie familiari, tranne che per le coppie con figli, per le quali aumenta al 25,3% rispetto al 24,7% del 2020 e al 24,1% del 2019.

La richiesta di prestiti, da parte delle famiglie italiane, ha registrato un netto aumento nel 2022, nonostante il clima di generale incertezza che sta caratterizzando il periodo. In base all’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia, nei primi 9 mesi del 2022, il mercato del credito al consumo ha fatto registrare ancora una crescita a doppia cifra dei flussi finanziati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+11.4%), recuperando il gap rispetto ai livelli pre-crisi. In particolare, hanno trainato l’aumento i prestiti personali e gli altri finanziamenti finalizzati (destinati a sostenere le vendite di settori merceologici quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, beni per l’efficientamento energetico delle abitazioni, ciclomotori e altri beni e servizi), mentre i finanziamenti destinati all’acquisto di auto/moto rimangono in flessione.

La Caritas Italiana, tramite le Caritas Regionali, con una ramificazione capillare sul territorio legato alle Diocesi, svolge un ruolo fondamentale a tutela dei più deboli.

Giornalmente le Caritas Diocesane erogano pasti, generi di conforto, vestiti e offrono anche dormitori per i soggetti senza fissa dimora e sono quindi in grado, in tempo reale, di registrare miglioramenti o peggioramenti della situazione economica.

In occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà, tenuta il 17 ottobre 2022, la Caritas Italiana ha divulgato il 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo “L’anello debole”, che evidenzia i dati dell’anno 2021.

Il testo prende in esame le statistiche ufficiali sulla povertà e i dati di fonte Caritas, provenienti da quasi 2.800 Centri di Ascolto Caritas su tutto il territorio nazionale.


Qui di seguito, vengono sintetizzati i principali argomenti trattati nel Rapporto Caritas.


Nel 2021 la povertà assoluta conferma i suoi massimi storici, toccati nel 2020, anno di inizio della pandemia dovuta al virus Covid-19. Le famiglie in povertà assoluta risultano 1 milione 960mila, pari a 5.571.000 persone (il 9,4% della popolazione residente).

L’incidenza si conferma più alta nel Mezzogiorno (10% dal 9,4% del 2020), mentre scende in misura significativa al Nord, in particolare nel Nord-Ovest (6,7% da 7,9%). Tra il 2020 e il 2021, l’incidenza della povertà è cresciuta più della media per le famiglie con almeno 4 persone.

I dati, di fonte Caritas, offrono un prezioso spaccato sui volti della povertà del nostro tempo. Nel 2021, nei soli centri di ascolto e servizi informatizzati, le persone incontrate e supportate sono state 227.566. Rispetto al 2020, si è registrato un incremento del 7,7% del numero di beneficiari supportati; non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il “dentro fuori” dallo stato di bisogno. Chiedono aiuto sia uomini (50,9%) che donne (49,1%).

Cresce, da un anno all’altro, l’incidenza delle persone straniere, che si attesta al 55%, con punte che arrivano al 65,7% e al 61,2% nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est; di contro, nel Sud e nelle Isole, prevalgono gli assistiti di cittadinanza italiana, che corrispondono rispettivamente al 68,3% e al 74,2% dell’utenza.

L’età media dei beneficiari si attesta a 45,8 anni. Si rafforza, nel 2021, la consueta correlazione tra stato di deprivazione e bassi livelli di istruzione. Cresce infatti il peso di chi possiede al massimo la licenza media, che passa dal 57,1% al 69,7%; tra loro si contano anche persone analfabete, senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare. Nelle regioni insulari e del sud, dove esiste una maggiore incidenza di italiani, il dato arriva rispettivamente all’84,7% e al 75%.

Strettamente correlato al livello di istruzione è, inoltre, il dato sulla condizione professionale che racconta molto delle fragilità di questo tempo post pandemico. Nel 2021 cresce l’incidenza dei disoccupati o inoccupati che passa dal 41% al 47,1%; parallelamente si contrae la quota degli occupati, che scende dal 25% al 23,6%. Risulta ancora marcato, anche nel 2021, il peso delle povertà multidimensionali: nell’ultimo anno, il 54,5% dei beneficiari di assistenza ha manifestato due o più ambiti di bisogno. In tal senso prevalgono, come di consueto, le difficoltà legate a uno stato di fragilità economica, i bisogni occupazionali e abitativi; seguono i problemi familiari (separazioni, divorzi, conflittualità), le difficoltà legate allo stato di salute o ai processi migratori. In termini di risposte, gli interventi della rete Caritas sono stati numerosi e vari.

Complessivamente risultano erogati, nel 2021, quasi 1 milione 500mila interventi, una media di 6,5 interventi per ciascun assistito (considerate anche le prestazioni di ascolto). In particolare: il 74,7% ha riguardato l’erogazione di beni e servizi materiali (mense/empori, distribuzione pacchi viveri, buoni ticket, prodotti di igiene personale, docce, ecc.); il 7,5% le attività di ascolto, semplice o con discernimento; il 7,4% gli interventi di accoglienza, a lu.ngo o breve termine; il 4,6% l’erogazione di sussidi economici (per il pagamento di affitti e bollette), il 2,2% il sostegno socio assistenziale e l’1,5% interventi sanitari. L’analisi della conversione degli interventi in euro mette in luce, tuttavia, che le erogazioni di sussidi economici pur rappresentando solo il 4,6% degli interventi, assorbono oltre il 76% delle spese.

La povertà intergenerazionale. In Italia il raggio della mobilità ascendente risulta assai corto e sembra funzionare prevalentemente per chi proviene da famiglie di classe media esuperiore; per chi si colloca sulle posizioni più svantaggiate della scala sociale si registrano invece scarse possibilità di accedere ai livelli superiori (da qui le espressioni “dei pavimenti e dei soffitti appiccicosi”, “sticky grounds e sticky ceilings”).


A partire da tali consapevolezze, Caritas Italiana ha condotto il primo studio nazionale su un campione rappresentativo di beneficiari Caritas, al fine di quantificare le situazioni di povertà ereditaria nel nostro Paese.

Complessivamente, nelle storie di deprivazione intercettate, i casi di povertà intergenerazionale pesano per il 59,0%; nelle Isole e nel Centro il dato risulta ancora più marcato, pari rispettivamente al 65,9% e al 64,4%; il nord-Est e il Sud risultano le macro aree con la più alta incidenza di poveri di prima generazione. Il rischio di rimanere intrappolati in situazioni di vulnerabilità economica, per chi proviene da un contesto familiare di fragilità, è di fatto molto alto. Il nesso tra condizione di vita degli assistiti e condizioni di partenza si palesa su vari fronti, oltre a quello economico. In primis nell’istruzione.


Le persone che vivono oggi in uno stato di povertà, nate tra il 1966 e il 1986, provengono per lo più da nuclei familiari con bassi titoli di studio, in alcuni casi senza qualifiche o addirittura analfabeti (oltre il 60% dei genitori possiede al massimo una licenza elementare). Sono proprio i figli delle persone meno istruite a interrompere gli studi prematuramente, fermandosi alla terza media e in taluni casi alla sola licenza elementare; al contrario, tra i figli di persone con un titolo di laurea, oltre la metà arriva ad un diploma di scuola media superiore o alla stessa laurea. Anche sul fronte lavoro emergono degli elementi di netta continuità. Più del 70% dei padri degli assistiti dalla Caritas risulta occupato in professioni a bassa specializzazione. Per le madri è invece elevatissima l’incidenza delle casalinghe (il 63,8%) mentre, tra le occupate, prevalgono le basse qualifiche. Il raffronto tra le due generazioni mostra che circa un figlio su cinque ha mantenuto la stessa posizione occupazionale dei padri e che il 42,8% ha invece sperimentato una mobilità discendente (soprattutto tra coloro che hanno un basso titolo di studio). Più di un terzo (36,8%) ha invece vissuto una mobilità ascendente in termini di qualifica professionale, anche se poi quel livello di qualifica non trova sempre una corrispondenza in termini di impiego (data l’alta incidenza di disoccupati) o un adeguato inquadramento contrattuale e retributivo, vista l’alta incidenza dei lavoratori poveri.


La povertà intergenerazionale: contesti, voci e storie. È stata realizzata una ricerca qualitativa in 6 diocesi, per narrare il vissuto delle famiglie in povertà intergenerazionale, tracciare una mappa dei fattori che la alimentano e delineare approcci utili per spezzare la catena della trasmissione della povertà.

La ricerca ha dato voce alle persone provenienti da contesti familiari in cui la povertà è stata trasmessa per almeno tre generazioni e ha coinvolto operatori e volontari delle Caritas, operatori sociali di istituzioni e di enti del Terzo Settore. Emerge un quadro in cui, ai fattori fondamentali che determinano la trasmissione della povertà (educativa, lavorativa ed economica), si aggiungono la dimensione psicologica (bassa autostima, sfiducia, frustrazione, traumi, mancanza di speranza e progettualità, stile di vita “familiare”), conseguenza di un vissuto lungamente esposto alla povertà e una più ampia dimensione socio-culturale (territorialità, contesto familiare, individualismo, sfiducia nelle istituzioni e nella comunità, povertà culturale), che coinvolge tutta la società ma si amplifica nelle fasce di popolazione in situazione di disagio.

Ne deriva la necessità di interventi e presa in carico che vadano oltre gli indispensabili aiuti materiali che, nel caso delle povertà multigenerazionali, non appaiono sempre risolutivi. I due elementi chiave, nelle storie con esito positivo, sono la cura della relazione di fiducia con accompagnamenti prolungati nel tempo e l’inserimento attivo nelle comunità, costruendo reti di sostegno e di reciprocità, sensibilizzando e attivando le comunità alla prossimità.

Viene considerato consumatore sovraindebitato “colui che per motivazioni di qualsiasi natura non riesce a far fronte ai debiti e non dispone di un patrimonio prontamente liquidabile” per onorare il debito scaduto.


Il sovraindebitamento può essere di 3 tipi:   

1) passivo: a titolo d’esempio è dovuto a malattie croniche, perdita del posto di lavoro, figli tossicodipendenti;

2) attivo: sono soggetti che volontariamente accumulano debiti per consumi eccessivi, gioco e investimenti non compatibili con il proprio reddito;

3) differito: la stabilità economica familiare dipende anche dal reddito pensionistico di un convivente anziano che viene a mancare.


Risulta ora necessario spiegare il significato di “DEBT ADVICE”. Essendo un servizio da prestare a soggetti deboli ed in difficoltà, a parere dello scrivente, è opportuno utilizzare anche la lingua italiana, per rendere chiaro a tutti la tipologia di aiuto che può essere loro prestata.

Il “DEBT ADVICE” si può tradurre come “consulenza debitoria” o come “consulenza al debitore” o “consulenza al consumatore indebitato” oppure come “consulenza in materia di debiti”. In sintesi si tratta di una consulenza per far fronte ai livelli di indebitamento dei consumatori.

La Banca d’Italia, il 19 dicembre 2022, ha pubblicato, nella collana “Questioni di Economia e Finanza”, numero 740, un interessante studio avente ad oggetto “Il DEBT ADVICE per il consumatore: natura, dibattito europeo e implicazioni per l’Italia”, a cura di Diletta Antenucci e Gioia Caldarelli.

La Commissione europea, il 30 giugno 2021, ha pubblicato nella proposta di revisione della Direttiva sul Credito ai Consumatori (CCD) la previsione di introdurre, per gli Stati membri, l’obbligo di mettere a diposizione dei consumatori servizi di consulenza sul debito.

Lo studio della Banca d’Italia evidenzia le istanze di promozione del DEBT ADVICE a livello europeo, cosa si intende per DEBT ADVICE (attività rilevanti, soggetti che erogano il servizio, fonti di finanziamento e possibili benefici), previsioni normative a livello europeo che citano i servizi di DEBT ADVICE, esperienze sviluppate negli stati UE, situazione in Italia e prospettive evolutive ed infine le conclusioni; di seguito viene sintetizzato quanto indicato dalla Banca d’Italia.

Il DEBT ADVICE è l’insieme di attività finalizzate a fornire assistenza personalizzata e trasversale, a favore di consumatori in situazioni di difficoltà finanziarie. A livello europeo, è considerato uno strumento efficace per fronteggiare il sovraindebitamento.

L’assistenza prestata è multidisciplinare e comprende consulenza tecnico operativa, legale, psicologica e sociale. Tali attività comprendono anche l’analisi della situazione, la pianificazione di un budget previsionale, con l’indicazione delle priorità da rispettare nei pagamenti e con la ricerca di soluzioni più economiche per l’accesso al credito tramite specifici fondi.

I soggetti che possono svolgere le attività di DEBT ADVICE sono le associazioni di consumatori, gli enti locali che prestano servizi pubblici, organizzazioni pubbliche, consulenti privati o avvocati e organizzazioni non governative.

In questo elenco non sono comprese le banche, in quanto non sarebbe garantita l’indipendenza; in alcuni paesi, le banche finanziano la consulenza ai debitori con convenzioni stipulate con associazioni di consumatori.

L’intenzione, a livello europeo, è di introdurre misure per facilitare la diffusione o di imporre l’adozione di attività di DEBT ADVICE.

Il DEBT ADVICE non necessariamente è finalizzato ad un accordo con i creditori, si tratta di un’assistenza eterogenea per affrontare le proprie difficoltà che può essere funzionale alla preparazione di procedure di DEBT SETTLEMENT.

DEBT SETTLEMENT si può tradurre “come procedure strutturate di ripianamento del debito finalizzate ad offrire una via d’uscita alle forme più gravi di sovraindebitamento”, tramite un piano di pagamenti da effettuare, in un determinato periodo, al termine del quale il debito è cancellato.

Nel nostro ordinamento, il DEBT SETTLEMENT è regolamentato nel Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza mentre il DEBT ADVICE non è regolamentato.

La consulenza al debitore porta vantaggi a tutti i soggetti coinvolti; le persone indebitate ricevono un aiuto concreto, grazie al quale i creditori aumentano le probabilità di ottenere in tutto o in parte il rimborso.

L’educazione finanziaria permette di prevenire il fenomeno dell’esclusione sociale e finanziaria.

I consulenti devono essere indipendenti, devono avere capacità specifiche e competenze.

La consulenza deve essere gratuita. E’ quindi necessario individuare fonti di finanziamento per garantire indipendenza e professionalità.

In Francia, Germania, nel Regno Unito ed in altri 6 Paesi il DEBT ADVICE è ben sviluppato. In altri 6 Paesi, è parzialmente sviluppato e, nei restanti 13 Paesi, i servizi sono inesistenti o sporadici. Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea, alcuni studi dimostrano che un euro speso per la consulenza in materia di debito può comportare un risparmio doppio in prestazioni sociali.

I soggetti indebitati spesso sono restii a chiedere aiuto perché si vergognano della situazione in cui si trovano e quindi l’aspetto psicologico è fondamentale; inoltre non sono a conoscenza di queste consulenze gratuite e quindi, a volte, si affidano a consulenti a pagamento che non sempre sono professionalmente validi.

Per un primo approccio, per “rompere il ghiaccio”, viene consigliata la comunicazione telefonica o tramite messaggistica istantanea e successivamente l’incontro di persona.

Lo scarso utilizzo dei servizi di DEBT ADVICE costituisce un limite che accresce il rischio di indebitamento eccessivo. La Commissione Europea stima che i soggetti vulnerabili che hanno contratto debiti personali e possono essere destinatari dei servizi di consulenza del debito sono circa 17,5 milioni.

Per poter far funzionare questa consulenza ai debitori, è necessaria una rete territoriale adeguata, assicurando un servizio di helpline o di messaggistica istantanea, una formazione adeguata dei consulenti, una stretta collaborazione tra consulenti e creditori e deve essere un servizio gratuito.

Se, in Italia, si affermasse un modello di consulenza erogato da associazioni di consumatori, la Banca d’Italia potrebbe svolgere il ruolo di certificatore degli enti interessati ad erogare questi servizi per garantire la qualità. Oppure la Banca d’Italia potrebbe collaborare con i consulenti per la gestione di situazioni di difficoltà rilevante (come avviene in Portogallo) oppure potrebbe effettuare formazione di alta qualità.

In Italia, l’attività di consulenza potrebbe essere erogata da associazioni di consumatori, dagli OCC (Organismi di composizione della crisi),che sono già operativi nell’ambito della gestione delle procedure per il sovraindebitamento, e dai Comuni, in quanto enti territoriali più vicini ai bisognosi.


Dopo aver chiarito, grazie all’approfondita analisi della Banca d’Italia, il significato di DEBT ADVICE, è necessario capire l’attività svolta dalle Fondazioni Antiusura.

Le Fondazioni antiusura sono state introdotte nel nostro ordinamento dalla legge 108/96 e precisamente dall’art. 15. PREVENZIONE DEL FENOMENO USURA.

Sul sito del Ministero degli Interni: https://www.interno.gov.it/it/associazioni-antiracket-fondazioni-antiusura sono elencate tutte le fondazioni antiusura riconosciute.

Molte persone non conoscono l’esistenza delle Fondazioni Antiusura, altri invece pensano che tali Fondazioni si occupino solo di usura. In realtà le Fondazioni Antiusura svolgono anche attività di ascolto dei soggetti indebitati, per prevenire il fenomeno dell’usura, offrendo consulenza gratuita, al fine di superare le criticità riscontrate.

Di seguito viene sintetizzata l’attività svolta dalle Fondazioni Antiusura:

-  la fondazione viene definita antiusura ma in realtà ha il compito di affrontare il problema dell’indebitamento, in quanto il SOVRAINDEBITAMENTO è considerato premessa all’usura;

-  la fondazione svolge attività di prevenzione all’usura con l’educazione ad un consumo che deve essere consapevole ed in linea con le proprie disponibilità;

-  la fondazione gestisce un fondo di prevenzione dell’usura, sia con risorse proprie sia con contributi statali;

-  il Ministero dell’Economia e delle Finanze gestisce il fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura. Questi fondi vengono erogati alle fondazioni, alle associazioni e ai confidi che garantiscono prestiti bancari.

-  la fondazione interviene sui debiti in essere;

-  la fondazione non eroga finanziamenti diretti, l’intervento viene fatto da una banca convenzionata che eroga un prestito, la cui copertura è garantita dalla fondazione antiusura;

-  anche le banche non erogano denaro liquido alla persona ma rimborsano, per conto suo, i debiti documentali (cartelle, bollette e canoni);

-  sono in essere delle convenzioni con le Banche. La fondazione ha depositato, presso le banche, un fondo di garanzia destinato a garantire i finanziamenti erogati dalle banche nella misura minima del 60% e massima dell’80%.

-  la fondazione risponde a un segmento importante di bisogni ma circoscritto e specifico;

-  dalle esperienze fatte si evince che il solo aiuto materiale non è sufficiente – devono essere esaminate le cause del bisogno per individuare percorsi realistici di uscita dallo stato di crisi;

-  è fondamentale il coinvolgimento di realtà diocesane già operanti legate e promosse dalle Caritas come i centri di ascolto diocesano;

-  è proprio questo il primo filtro per analizzare le reali esigenze della persona.


Vengono ora fornite informazioni sulla Consulta Nazionale Antiusura “Giovanni Paolo II” O.n.l.u.s..

Sono ventisette gli anni trascorsi da quando le prime Fondazioni antiusura costituitesi in Italia decisero di unirsi, per contrastare, con più efficacia, la piaga dell’usura. Le Fondazioni erano già nate qualche anno prima ed erano il frutto dell’intuizione di sacerdoti che, “sul campo”, avevano toccato e conosciuto le devastanti conseguenze che l’usura provocava nelle famiglie, nell’animo dei suoi componenti e nel tessuto sociale. Con l’incoraggiamento e l’appoggio della Conferenza Episcopale Italiana, diedero vita alla Consulta Nazionale Antiusura che, da struttura embrionale, ha raggiunto proporzioni ben più ampie annoverando, ad oggi, 33 Fondazioni dislocate in tutte le regioni italiane. La Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II si pone quindi come interlocutore per tutte le problematiche inerenti al sovraindebitamento, all’usura e soprattutto per l’analisi e lo studio delle cause che li determinano.

La Consulta Nazionale Antiusura, in sintesi, coordina e supporta l’attività, a livello Nazionale, di 33 Fondazioni associate aventi, per scopo sociale, la prevenzione e il contrasto all’usura ed alle sue cause, fra le quali il gioco d’azzardo. Ne accresce la rappresentatività presso le Istituzioni a ogni livello, in particolare presso la Conferenza Episcopale Italiana, gli Enti e le Istituzioni legislative e governative, sia centrali sia locali, promuovendo il dialogo, in particolare con il Mef, per l’equidistribuzione dei Fondi Statali. Oltre a quanto detto, per il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, la citata Consulta Nazionale Antiusurarealizza, anche direttamente, interventi finanziari a sostegno di persone e famiglie sovraindebitate, a rischio di usura o sotto usura, anche con accensione di mutui e a salvaguardia della prima casa, tramite Banche convenzionate, in via sussidiaria rispetto alle Fondazioni territorialmente competenti ma impossibilitate ad intervenire. I volontari presenti coadiuvano e dedicano, con professionalità e umanità, l’aiuto necessario ad impiegare i contributi.

I rapporti con la CEI, così come con la Caritas Italiana, sono stati caratterizzati da un dialogo costante ed attenzione reciproca tra la Consulta e le Fondazioni. Si è vista ulteriormente rafforzata la collaborazione tra Caritas territoriali e Fondazioni di riferimento, con un riconoscimento reciproco e scambio di competenze e consulenze, allo scopo di offrire, alle persone incontrate, sostegno concreto e accompagnamento tramite i rispettivi centri di ascolto, nei casi non assistibili direttamente.

La Consulta Nazionale Antiusura ha ritenuto pertanto fondamentale il collegamento con Cei e Caritas Italiana, soprattutto sul piano della formazione e della prevenzione, ancor prima che con altre Istituzioni statali.  Con queste realtà, vengono promossi percorsi di formazione e di educazione, anche al fine di sviluppare una cultura della denuncia. Risulta fondamentale il legame imprescindibile delle Fondazioni, in particolare con le proprie diocesi, con la chiesa locale e le Caritas.

Fra i risultati di rilievo conseguiti nel corso del 2021, è stata avviata, all’inizio dell’anno, la nuova piattaforma aggiornata del Sistema GIFA (Gestione Integrata Fondazioni Antiusura). La finalità del sistema è quella di pervenire a una gestione, a regime, del flusso informativo delle Fondazioni, mediante l’adozione di un metodo oggettivo, per collegare l’ascolto delle persone incontrate alla capacità di analisi, di proposta e di eventuale denuncia. L’obiettivo strategico è di consentire alla Consulta una lettura di tutti i dati raccolti (in forma anonima) per studiare il sovraindebitamento, l’usura e i fenomeni, analizzandone l’incidenza sulla comunità e sulle stesse attività delle Fondazioni.

In relazione alla Consulta Nazionale Antiusura, vengono di seguito indicate le principali attività svolte al 31 dicembre 2021 dalle 33 Fondazioni Antiusura.


a) Finanziamenti erogati con garanzia statale del Fondo di Prevenzione dell’Usura

Si evidenzia una tabella con i dati sull’operatività dalle Fondazioni associate poste in essere dalla costituzione sino al 31 dicembre 2021; riguarda l’ambito tipico della loro attività, e cioè la prevenzione dell’usura svolta con il Fondo di Prevenzione istituito dall’art. 15 della L.108/1996 finalizzato a far accedere al credito più agevolmente le famiglie in difficoltà economica.

 Le garanzie prestate dalle Fondazioni che gestiscono il fondo statale favoriscono, infatti, l’accensione di prestiti del circuito bancario sviluppando il circuito legale del credito e prevenendo così l’esclusione finanziaria di soggetti deboli che altrimenti potrebbero rivolgersi agli usurai.

Gli ascolti totali sono stati 149.695, con 23.629 erogazioni con garanzia dello Stato per complessivi € 495.120.097.

   

b) Gli altri ambiti di attività

Vengono indicate una pluralità di iniziative e di attività molto significative svolte, seppure non in maniera omogenea: iniziative di educazione finanziaria e al risparmio; interventi in materia di sovraindebitamento; attività di microcredito; consulenza e costituzione di parte civile nei processi per usura; garanzie, sovvenzioni a titolo gratuito e beneficenze, con fondi propri.


Attività di educazione finanziaria al risparmio e previdenziale.

In generale, la quasi totalità delle Fondazioni è stata promotrice di webinar, tavole rotonde ed incontri con le scuole e presso le parrocchie sul tema dell’educazione finanziaria e di prevenzione del gioco d’azzardo. Inoltre, attraverso i mass-media locali ed i propri siti internet, hanno dato conto della propria attività e divulgato la cultura preventiva in tema di denaro.


• Consulenza e interventi in materia di Sovraindebitamento

Nell’anno 2021 sono stati 164, i casi trattati in materia di Sovraindebitamento da parte di 18 Fondazioni, in collaborazione con gli OCC competenti. Come evidenziato nella sotto riportata tabella. Molti casi sono ancora in attesa di istruttoria o di sentenza da parte del giudice, conseguenza della complessità dell’istruttoria, che talvolta può richiedere tempi lunghi, anche per via della diversa interpretazione dei casi fatta dai diversi Tribunali.  


 Interventi di microcredito

Assommano a un totale di quasi 800mila euro, i 196 interventi effettuati complessivamente nel corso del 2021 in materia di microcredito da parte di 10 Fondazioni associate.


Attività in favore delle vittime di usura incontrate (tutoraggio, costituzioni di parte civile...)

Otto Fondazioni hanno dichiarato di aver seguito casi di usura conclamata nel corso dell’anno 2021, per un totale di 22 casi.


Garanzie, sovvenzioni a titolo gratuito e beneficenze, con fondi propri

Nei casi non assistibili con l’ausilio dei fondi statali, per mancanza dei requisiti minimi richiesti dalla normativa, 24 Fondazioni hanno attinto alle proprie riserve disponibili per intervenire con garanzie, sovvenzioni a titolo gratuito e beneficenze. I numeri che emergono evidenziano un totale di 565 casi trattati per oltre un milione di euro.


Le Fondazioni Antiusura cercano quindi di prevenire il fenomeno dell’usura aiutando i soggetti sovraindebitati.

Il prof. Maurizio Fiasco è uno tra i massimi esperti in Italia in materia di usura, di giocod’azzardo e di sovraindebitamento e in un’intervista ha dichiarato che “La condizione di debito sconvolge la persona, la mette in difficoltà a connettere, a mantenere le decisioni e a prendere le decisioni”.

Il sovraindebitamento quindi non è solo un fenomeno economico/finanziario ma crea una situazione di disagio sociale, umano e personale che può creare ulteriori notevoli problemi e criticità.

La mancanza di lucidità del soggetto indebitato suggerisce quindi la necessità di affiancare a tali soggetti dei consulenti indipendenti e preparati che potrebbero aiutare a capire meglio la situazione, individuando anche possibili soluzioni.

In conclusione, in questo articolo, sono stati forniti dati statistici e dati della CARITAS ITALIANA sulle povertà in Italia in base ai quali, visti gli aumenti dell’inflazione e dei tassi di interesse, è probabile, nel 2023, un incremento dell’indebitamento al consumo delle famiglie Italiane.

Dalle statistiche, è emerso che i soggetti che si trovano in una situazione di povertà spesso hanno un grado di istruzione basso o inesistente. E’ di fondamentale importanza tutelare il diritto allo studio, incentivando anche adeguate borse di studio per le famiglie in difficoltà.


A tal proposito, è utile ricordare una frase che Enrico Mattei spesso citava: “Mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare e senza titolo di studio non si può fare strada”.

Per evitare che la povertà diventi sempre di più un “fattore ereditario”, è necessario quindi rafforzare e migliorare il sistema scolastico, in quanto una buona istruzione è, a parere dello scrivente, l’elemento fondamentale per una crescita personale, sociale ed economica. Sin dalle scuole elementari, sidovrebbero insegnare agli studenti elementi di conoscenza finanziaria, relativi al valore del denaro, alla sostenibilità del debito, al consumo consapevole e all’importanza del risparmio.

E’ necessario creare una approfondita cultura finanziaria nelle nuove generazioni, in quanto queste conoscenze potrebbero permettere di avere consumatori maggiormente consapevoli delle proprie necessità ma soprattutto delle proprie possibilità.

Se una spesa o un investimento non sono sostenibili non vanno effettuati; è necessaria quindi maggiore consapevolezza da parte dei consumatori.

In base ai dati disponibili, il rischio povertà è elevato e quindi il numero dei poveri e dei soggetti sovraindebitati potrebbe, anche a causa della recessione, aumentare nei prossimi anni.

E’ stato poi sintetizzato un approfondito, dettagliato e puntuale studio della Banca d’Italia sul DEBT ADVICE e sono state poi fornite informazioni sulle attività svolte dalla Fondazioni Antiusura.

Se si realizzasse l’ipotesi della Commissione Europea di rendere obbligatorie, per legge, le consulenze ai debitori (DEBT ADVICE), l’esperienza maturata negli anni dalle Fondazioni Antiusura con i soggetti sovraindebitati e sottoposti ad usura potrebbe essere utile al fine di avere utili spunti per la stesura della nuova normativa.

Termino con una frase del compianto pilota di Formula 1 Ayrton Senna: “ricchi non possono vivere su un’isola contornata da un mare di povertà. Noi respiriamo tutti la medesima aria. Dobbiamo dare ad ognuno una possibilità, almeno una possibilità fondamentale.”

A parere dello scrivente, l’introduzione di una normativa sulla consulenza ai debitori (DEBT ADVICE), visto anche il periodo economico che stiamo attraversando, è necessaria ed urgente e potrebbe rappresentare una “possibilità fondamentale”, o meglio una “speranza” per i soggetti sovraindebitati, in quanto “la speranza è la ricchezza dei poveri”.


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