LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE I
Dei poteri del giudice istruttore in generale

Art. 175

Direzione del procedimento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento.

II. Egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali.

III. Quando il giudice ha omesso di provvedere a norma del comma precedente, si applica la disposizione dell'articolo 289.


GIURISPRUDENZA

Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Esito negativo del tentativo di mediazione – Fissazione di nuova udienza in presenza delle parti ma con termine per il deposito telematico di note.
  Tribunale Bologna, 23 Luglio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Verifica dell’esito del tentativo di mediazione – Fissazione di nuova udienza con trattazione scritta.
  Tribunale Bologna, 23 Luglio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Prima udienza di trattazione scritta – Convenuto non costituito – Nullità della citazione.
  Tribunale Bologna, 07 Luglio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Notifica della citazione in prossimità del periodo di sospensione – Disposizioni per la trattazione scritta della prima udienza di comparizione – Assegnazione di termini scaglionati per memorie – Convenuto non ancora costituito.
  Tribunale Bologna, 16 Giugno 2020.


Covid-19 – Processo civile – Giudizio ordinario di cognizione – Notifica della citazione nel periodo di sospensione – Disposizioni per la trattazione scritta della prima udienza di comparizione – Assegnazione di termine per memoria – Deposito della nota scritta da parte del convenuto non ancora costituito.
  Tribunale Bologna, 16 Giugno 2020.


Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Fase 2 – Fissazione dell’udienza di precisazione delle conclusioni con trattazione scritta.
  Tribunale Bologna, 09 Giugno 2020.


Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Rinvio della prima udienza di trattazione già fissata nel periodo 12 maggio – 31 luglio 2020 – Avvenuta costituzione del convenuto – Fissazione di nuova udienza con trattazione scritta – Assegnazione di termini scaglionati per memorie sintetiche.
  Tribunale Bologna, 29 Maggio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Rinvio della prima udienza di trattazione già fissata per il giorno 28 maggio 2020 – Coordinamento del differimento delle udienze con la sospensione dei termini – Necessità di saldare la fine del periodo di sospensione dei termini e dell’attività giudiziaria (11 maggio 2020) con l’inizio della fase due (fissato al 12 maggio 2020 dall’art. 3, 1° co., lett. b), d.l. 30 aprile 2020, n. 28, in vigore del 1 maggio 2020 ex art. 8, d.l. cit.), ossia del periodo nel quale possono trovare attuazione in via generale, e dunque anche nelle cause e nei procedimenti non urgenti (v. a contrario il comma 5, art. 83), le misure organizzative adottate dai capi degli uffici ai sensi dei commi 6 e 7 dell’art. 83.
  Tribunale Bologna, 25 Maggio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Opposizione a decreto ingiuntivo – Mancata attivazione della mediazione delegata – Onere a carico dell’ingiunto-opponente – Dichiarazione di improcedibilità a seguito di udienza con trattazione scritta.
  Tribunale Bologna, 15 Maggio 2020.


Covid-19 – Processo civile – Udienza compresa nel periodo dal 12 maggio al 31 luglio 2020 – Discussione sulle istanze istruttorie – Fissazione di udienza con trattazione scritta – Assegnazione di due termini per il deposito di memorie sintetiche.
  Tribunale Bologna, 13 Maggio 2020.


Processo civile – Emergenza COVID-19 – Rinvio delle udienze ex DL 8 marzo 2020 n. 11 – Acquisizione per via telematica delle conclusioni e di note riepilogative.
Sulla base del decreto legge 8 marzo 2020 n. 11 è possibile, in determinati casi, evitare di celebrare l’udienza di precisazione delle conclusioni (senza disporre il rinvio prescritto dal citato DL) per acquisire in via telematica la precisazione delle conclusioni ed il deposito di note sintetiche riepilogative. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 09 Marzo 2020.


Fallimento - Immobili abusivi - Liquidazione di quota indivisa - Nullità ex art.46 DPR 380/2001.
Nel caso in cui sia dichiarato fallito il proprietario di una quota indivisa di un immobile abusivo e il bene non sia comodamente divisibile, la procedura fallimentare potrà dar corso alla liquidazione dell’intero immobile per poi assegnare ai comproprietari la quota del ricavato di loro competenza.

Alla fattispecie è infatti applicabile Il comma V dell'art. 46 del DPR 380/2001 il quale dispone che “le nullità di cui al presente articolo non si applicano agli atti derivanti da procedure esecutive immobiliari, individuali o concorsuali”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 04 Gennaio 2020.


Esecuzione forzata - Giudizio di divisione endoesecutivo - Autonomia.
Il giudizio divisionale endoesecutivo, diretto allo scioglimento della comunione incidentale su quello esecutivo, è processo ordinario di merito del tutto autonomo rispetto al procedimento esecutivo che ne abbia determinato l’insorgenza; tale giudizio subordina alla sua conclusione la procedura esecutiva, ma ne rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, conservando la propria autonomia e disciplina secondo le norme proprie del processo di cognizione.

Per tale ragione, al giudizio di divisione endoesecutivo non possono essere applicate le disposizioni relative all’esecuzione (tra le quali l’art. 41 TUB), in quanto norme di carattere eccezionale e, come tali, non suscettibili di estensione analogica.

[Nel caso di specie, il Tribunale, all’esito del giudizio di divisione, ha assegnato al comproprietario non esecutato il ricavato dalla vendita del bene corrispondente alla quota di sua proprietà, nonostante il creditore fondiario fosse creditore anche nei suoi confronti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservat)
Tribunale Mantova, 27 Novembre 2019.


Certificazione attestante la proprietà del bene pignorato in capo al debitore esecutato in base ai registri immobiliari - Periodo rilevante - Richiesta del g.e. - Necessità - Ulteriore richiesta del medesimo g.e. del primo atto di acquisto ultraventennale - Mancata produzione - Conseguenze.
In tema di espropriazione immobiliare, il giudice dell'esecuzione ha il dovere di richiedere, ai fini della vendita forzata, la certificazione attestante che, in base alle risultanze dei registri immobiliari, il bene pignorato è di proprietà del debitore esecutato sulla base di una serie continua di trascrizioni di idonei atti di acquisto riferibili al periodo che va dalla data di trascrizione del pignoramento fino al primo atto di acquisto anteriore al ventennio dalla trascrizione stessa, la cui mancata produzione, imputabile al soggetto richiesto, consegue la dichiarazione di chiusura anticipata del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Giugno 2019, n. 15597.


Processo civile - Ragionevole durata - Dovere del giudice di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione del giudizio - Inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue.
Il rispetto del diritto fondamentale ad una ragionevole durata del processo (derivante dall'art. 111 Cost., comma 2 e dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea dei diritti del l'uomo e delle libertà fondamentali) impone al giudice (ai sensi degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare e impedire comportamenti che siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali rientrano certamente quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività processuali e formalità superflue perchè non giustificate dalla struttura dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del principio del contraddittorio, espresso dall'art. 101 c.p.c., da sostanziali garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e dal diritto alla partecipazione al processo in condizioni di parità (art. 111 Cost., comma 2) dei soggetti nella cui sfera giuridica l'atto finale è destinato ad esplicare i suoi effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 14 Maggio 2018, n. 11683.


Mediazione cd. delegata in materia bancaria – Indicazione dei temi della conciliazione da parte dell’AG per la futura mediazione – Poteri del giudice.
In materia bancaria, il Giudice può delegare la mediazione ex art. 5, comma 2 d.lvo 28/10 indicando altresì alle parti i “temi della conciliazione” al fine di delimitare il thema decidendum e fornire gli elementi tecnici per giungere alla definizione della controversia, quale espressione del generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc e degli “obblighi collaborativi” gravanti sulle parti. (Laura Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26 Febbraio 2016.


Ampiezza degli atti di Parte – Sinteticità – Necessità – Sussiste – Atti eccessivamente lunghi senza contenuti qualitativamente apprezzabili – Valutazione negativa – Sussiste

Dichiarazioni scritte di testi prodotti dalle parti – Manifesta inammissibilità – Sussiste
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Non rispettano il principio del giusto processo gli atti depositati dalle parti con contenuti sovrabbondanti. Inoltre, le direttive che il giudice impartisca ex art. 175 c.p.c., nei suoi poteri di governance giudiziale, per limitare la lunghezza degli atti giudiziali, concorrono a realizzare l’obiettivo (fondamentale) di un processo “giusto”, tale essendo quello definito in tempi ragionevoli. Il comportamento processuale delle parti che tali direttive ignori certamente non comporta la violazione di una prescrizione legale vigente e nemmeno può essere tout court valutato ex art. 116 c.p.c., tuttavia non contribuisce ad ottenere il supporto dei difensori nel perseguimento di quell’obiettivo primario di cui si è detto. Obiettivo che ha rilevanza certamente pubblicistica, tenuto conto del debito erariale accumulato dallo Stato, ex lege 89 del 2001, per la lentezza nella definizione dei processi civili. Peraltro, è appena il caso anche di ricordare come sia stato lo stesso Presidente della Suprema Corte di Cassazione ad inviare una missiva formale e ufficiale al C.N.F. (17 giugno 2013) stimando sufficienti (finanche per il giudizio di legittimità) atti composti da non più di 20 pagine. E questo limite non può apparire restrittivo: dinanzi alla Corte EDU, il regolamento di disciplina prevede, in genere, che il ricorso non superi le 10 pagine; dinanzi al Consiglio di Stato, il limite è in genere fissato in 20 pagine. Peraltro, nel processo di merito, le appendici scritte sono ben più di una e, quindi, il limite nemmeno può dirsi eccessivo tenuto conto della somma di «tutti gli spazi scritti» di difesa”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Le dichiarazioni testimoniali scritte prodotte dalle parti sono inammissibili: infatti, non si tratta di documenti, ma di una forma di surrettizia “testimonia scritta” che non è ammissibile, non sussistendo i presupposti e non essendo state rispettate le forme di cui all’art. 257-bis c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 26 Giugno 2015.


Pubblicità comparativa illecita - Caratteristiche - Sfruttamento della notorietà altrui..
Con la concessione dei termini ex art. 183 c.p.c., il Tribunale invitare le parti a depositare prima dell’udienza uno schema processuale -predisposto dopo la cristallizzazione del thema decidendum e probandum- contenente l’indicazione, per ciascun fatto, se esso sia stato contestato, quale dei documenti sia inerente al fatto contestato e le eventuali richieste di prova orale inerenti al medesimo fatto. Inoltre, può anche invitare le parti a formulare proposte conciliative. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Dicembre 2013.


Ampiezza degli atti di Parte – Sinteticità – Necessità – Sussiste – Atti eccessivamente lunghi senza contenuti qualitativamente apprezzabili – Valutazione negativa – Sussiste. .
Non rispettano il principio del giusto processo gli atti depositati dalle parti con contenuti sovrabbondanti dove, nel merito, rispetto alle precedenti difese ed al thema decidendum, non introducano elementi di particolare differenziazione o novità. Infatti, la particolare ampiezza degli atti certamente non pone un problema formale di violazione di prescrizioni formali ma non giova alla chiarezza degli atti stessi e concorre ad allontanare l'obiettivo di un processo celere che esige da parte di tutti atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio.  Non è un caso che la più recente codificazione processuale italiana, il codice del processo amministrativo (v. decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, di attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo) abbia introdotto nel “processo” (art. 3) un Principio comune ad altre Codificazioni Europee: il “dovere di motivazione e sinteticità degli atti”, sia del giudice che delle parti. Nel caso di atti sovrabbondanti il violazione del principio di sinteticità, il giudice può tenere conto del comportamento in sede di liquidazione delle spese processuali, ex artt. 91, 92 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Ottobre 2013.


Procedimento civile – Fissazione del calendario del processo – Obbligatorietà in ogni caso per il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie – Mancata previsione che egli possa, invece, fissare o meno il calendario in relazione al concreto contesto giudiziario ed ai singoli processi – Interpretazione della Consulta – Potere-dovere del giudice – Non necessità “per ogni causa” (Art. 81 bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, modificato dall'art. 1 ter del decreto legge 13/08/2011, n. 138, convertito con modificazioni in legge 14/09/2011, n. 148).

Procedimento civile – Fissazione del calendario del processo – Obbligatorietà in ogni caso per il giudice, quando provvede sulle richieste istruttorie – Mancata previsione che egli possa, invece, fissare o meno il calendario in relazione al concreto contesto giudiziario ed ai singoli processi (Art. 81 bis delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile, modificato dall'art. 1 ter del decreto legge 13/08/2011, n. 138, convertito con modificazioni in legge 14/09/2011, n. 148).
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L’art. 81-bis disp. att. c.p.c. introduce il potere-dovere del giudice di formare il calendario del processo quando provvede sulle richieste istruttorie e, quindi, non in relazione ad ogni causa e ad ogni momento di essa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’art. 81-bis disp. att. c.p.c. (cd. calendario del processo) costituisce diretta emanazione dell’art. 175 cod. proc. civ., che affida al giudice istruttore la direzione del procedimento, attribuendogli «tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento» di esso. In particolare, «egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali». Il legislatore, rendendo esplicito e disciplinando con maggior dettaglio il potere-dovere del giudice di formare il calendario del processo (quando provvede sulle richieste istruttorie e, quindi, non in relazione ad ogni causa e ad ogni momento di essa), ha inteso perseguire l’esigenza di rendere conoscibili alle parti (sia pure in modo non rigido) i tempi del processo stesso, la necessità di evitare (per quanto possibile) inutili rinvii e ancora la possibilità di realizzare il principio di ragionevole durata del processo, richiamato in modo espresso nel testo normativo. In sostanza, come è stato autorevolmente osservato, si tratta di uno strumento che consente un’organizzazione programmata del processo, attraverso un «governo dei tempi» delle fasi di necessaria articolazione della procedura, che ne riduca la durata, introducendo elementi di prevedibilità concreta del momento nel quale la causa arriverà a decisione.
Ne consegue che non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 81-bis delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile, come modificato dall’art. 1-ter del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, «nella parte in cui prevede che il giudice “fissa” il calendario del processo, così sancendone l’obbligatorietà in ogni caso», sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Varese. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 18 Luglio 2013, n. 216.


Ampiezza degli atti di Parte – Sinteticità – Necessità – Sussiste – Atti eccessivamente lunghi – Principio del Giusto processo – Violazione..
La particolare ampiezza degli atti certamente non pone un problema formale di violazione di prescrizioni formali ma non giova alla chiarezza degli atti stessi e concorre ad allontanare l'obiettivo di un processo celere che esige da parte di tutti atti sintetici, redatti con stile asciutto e sobrio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 04 Luglio 2012, n. 11199.


Processo civile – Calendario del processo – Potere di direzione del giudice – Procedimenti instaurati prima dell’entrata in vigore della legge n. 69/2009..
Allo scopo di tenere sotto controllo la durata del processo e garantire che lo stesso si svolga entro tempi contenuti, è possibile adottare il calendario del processo anche per le cause introdotte prima del 4 luglio 2009, data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69, rientrando tale facoltà nel potere di direzione del procedimento previsto dall’art. 175 codice procedura civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 10 Dicembre 2009.